Stagno

millais4

1.

Il giardino era immobile nell’afa estiva. Solo le foglie ondeggiavano, mosse da un leggero soffio di vento. Marie era sdraiata sul dondolo, un braccio sfiorava l’erba secca, Tòmas, poco più in là, leggeva. Ogni tanto alzava gli occhi e la guardava. Si concentrò sulle pagine e vide che il posto era vuoto, udì dei passi affievolirsi lungo il viale. Li inseguì tra gli alberi, fino a perderli. Arrivò al fiume e la vide galleggiare nell’ acqua, il largo vestito tutt’intorno. Nuotò fino a sfiorare l’altezza del suo viso, gli erano occhi chiusi. La trascinò sott’acqua, lei annaspò e sputò tossendo, la strinse tra le braccia e rise. Poi raggiunse la riva, si stese, annoiato, e si addormentò. Al risveglio la luce era calata, udì il ronzio dell’ acqua leggermente increspata: gli girava la testa. Tornò al giardino dove si udiva cantare. Silvia era seduta, portava un bicchiere di vino alle labbra. Buongiorno!- rideva, già brilla. Tom le prese il vino di mano e lo bevve in un sorso. La tavola era apparecchiata. Quanto tempo aveva dormito? Si sedette, leggermente stordito. non c’era più vento, solo lo stridio delle cicale.

-Ascolta- Marie mise un disco, seguiva la musica, bevendo un sorso ogni tanto.

-scommetto che l’hai scelto tu- Silvia lo guardò e rise, disperata.

-Si-

Tòmas seguiva la linea del braccio di Marie che sfiorava terra.

-Ecco dove eravate stamattina!- Silvia non riuscì a mascherare il tono di voce troppo stridulo.

-Dormivi ancora, non si poteva svegliarti- recitò Marie.

L’aveva buttato giù dal letto e lo aveva aspettato in macchina suonando il clacson sulla strada gli aveva parlato di un mercato appena fuori città. Avevano passato ore a sfogliare i dischi, lei non sembrava soddisfatta, poi aveva visto la poltrona e il giradischi. Li aveva sistemati in giardino.

-Per qualche giorno risparmieremo, non abbiamo bisogno di rimpinzarci- disse Marie. Tom non disse niente. Strinse la catenina nella tasca. Durante la cena fu piuttosto silenzioso, Marie parlava concitata e svuotava i bicchieri, Silvia ascoltava. Si alzò per cambiare il disco. Poi ballarono soli finchè non fu buio. La mattina dopo Thomas si svegliò che il sole era già alto. Aveva la bocca impastata. Quando scese a prendere dell’acqua fresca, vide Marie che usciva dalla porta, con delle borse. Era ridicolo come in un sogno. Sentì i battiti pulsargli nell’orecchio. Lei non disse niente, uscì. -Scusa- si fermò e lasciò un gesto a mezz’aria. Attraverso l’acqua udì il suono di un fischio prolungato. -è pronta la cena! – Silvia gli fece un largo sorriso dalla riva. Tom non parlò per tutto il tempo, ogni tanto lei cambiava un disco. Mise sul tavolo una bottiglia di gin. Era stanco. Vide che Silvia aveva i capelli biondi. Lei si lasciò baciare, chiudendo gli occhi. Non riuscì a pensare a niente. la mattina dopo , mentre cucinava la abbracciò da dietro. Le fece scivolare in tasca la catenina -ho una cosa per te-

Lei la prese e la mosse davanti agli occhi. -non la voglio-. Provò a cercarla tutto il pomeriggio al fiume, persino in paese, non la trovò. La collana rimase sul tavolo.

2.

Marie comparve davanti alla porta, con un grosso cappello in mano -perché non mi lasci entrare?- Erano passate settimane. Era piu magra. La prese per il polso, poi lo lasciò andare. Era ubriaco. le accarezzò le guance, la bocca. Il bacio strideva, la allontanò. La catena era rimasta sul tavolo, la prese, le tremava la mano. -Tienila, è tua – la spinse verso la porta e la richiuse. L’estate stava finendo e Tom fece le valigie per tornare in città. Passò dal paese Per comprare le sigarette e vide silvia che usciva da un portone.

-Ti ho cercata ovunque –

– stavo andando al mare-. Il vestito a righe rosse faceva sembrare Silvia una bamboccia.

-Ti accompagno , ho la macchina- stettero stesi al sole in silenzio, il mare era calmo. 

– Non voglio tornare indietro – disse Tom. Rimasero in paese per tutto l’autunno. Tom smise di tagliarsi la barba e di dipingere. Una sera cenarono sul terrazzo, le stelle splendevano nitide. Tom aprì il vino.

-Domani torno a Parigi.- Lo disse all’improvviso.- Se tu non vuoi, puoi rimanere- -la mia valigia è pronta- la guardò ,stupito. Da giorni ti muovi come se fossi in gabbia. Perché non poteva fargli una scenata? Odiò quell’espressione dolce, perfino l’abbronzatura. Bevve il vino

-Potremo stare da me-

-ma certo, a casa tua, cucineremo e saremo felici. Che banalità!- piangeva.

Tentò di abbracciarla, ma lei entrò in camera e chiuse la porta. La mattina dopo il sole autunnale splendeva. Facevano i bagagli. Tòmas indossò la camicia e i pantaloni, li sentì innaturali. Non parlarono per gran parte del viaggio, Silvia guardava fuori. Era bella. -Quando saremo a Parigi, cercherò un lavoro. Potremo vivere insieme. Lei lo guardò. Non gli credeva ma gli credette. La tensione era scomparsa, cantarono con la radio. Quando arrivarono era ormai buio, la casa era rimasta identica, ma il giardino era una massa di erbe selvatiche. bevvero un bicchiere di latte seduti in cucina. –siamo brutti- disse silvia. Tom si guardò allo specchio. -Andiamocene a letto- non riuscì a dormire. Si rigirava nel letto, si alzò, accese una sigaretta. Trovo una falciatrice nella rimessa e quando ebbe finito con il prato, cominciò con le piante. Strappava le erbacce bevendo lattine. Finì quando già gli uccelli cantavano. crollò sul divano vestito. si svegliò a pomeriggio inoltrato. Silvia entrò nella stanza, indossava un vestito giallo, la faccia disfatta dalla gioia. Aveva imbandito la tavola fuori, il giardino profumava di fiori. -sono stata in città- disse

– Ti ho trovato un lavoro-. Tom non capì.

– Stamattina ho fatto il giro dei locali e cercavano un barista alla vineria. Domani hai la prova. So che non è la galleria, ma intanto può esserti utile.-

-D ‘accordo -alzò le spalle. Era ragionevole e noioso.

intanto possiamo sistemare le tele nello studio, avrai spazio per lavorare!- la prova fu un disastro. Continuava a rompere i bicchieri. -cominci domani, la paga è a fine settimana.- il capo lo squadrava. Uno stuzzicandenti gli pendeva da un lato della bocca. Non riusciva a crederci. Si sedette a un tavolino fuori da un bistrot, bevve due birre. era depresso. Non prese l’autobus, doveva camminare.

-Ma dove sei stato?- -ho fatto un giro –Silvia era raggiante. Apri una bottiglia di Cabernet. Lo baciò, a stanza girava, si ricordò di non aver mangiato. Si spogliarono. fissava la tela sulla parete,l’aveva dipinta l’estate precedente. Le pennellate non si amalgamavano, era da buttare. La mattina dopo, si svegliò di soprassalto. era in ritardo di due ore. -recupererai questa sera! – abbaiò il capo. Gli stette addosso tutta la mattinata,mentre imparava a fare il caffè, rimproverando ogni movimento. quando finalmente riuscì a guardare l’orologio, era quasi mezzanotte. Quando arrivò, la casa era vuota. – sono uscita, le Chat Noir a dopo – diceva il biglietto. Mangiò la cena fredda e si mise a girare per la casa. entrò nello studio, le tele erano ancora imballate. Portò tutto nella rimessa in giardino. Prese la chitarra nello studio e suonò qualche accordo, la posò. Uscì e prese il tram. Nel locale un trio acustico affollava la sala. alternavano pezzi jazz ad altri blues, più ritmati. Tom si avvicinò al bancone, ordinò un whiskey. Non riusciva a vedere Silvia da nessuna parte. cominciò a lasciarsi andare, erano veramente bravi.

-Un altro- disse al barista. Un ragazzo magro, rosso, fischiava

-Son bravi, eh?- Tom rise, era ubriaco. lui si illuminò.

-Sono Guido, sei anche tu un musicista?- -per niente- -io suono il violino, vedi?- gli mostrò le dita -tu cosa sei?- – faccio il barista alla vineria in fondo alla strada – Guido fischiò di nuovo.

-Dicono ci siano i topi – Tom capì la faccenda dei bicchieri rotti

-Sono la specialità della casa- Il ragazzo sghignazzò. Si detestava. Vide Silvia con i   compagni di università, e Marie: era voltata di spalle. Fece qualche passo – cosa ci fai qui?- aveva un tono di scusa.

-Piacere Guido. E tu?-

-La sua ragazza- ci fu silenzio. Marie sentì. Continuava a voltargli le spalle. Sembrava presa dalla conversazione con un ragazzo con la giacca da professore. Li vide scomparire tra la folla. Andò in bagno e vomitò. Silvia era fuori dalla porta. Lo baciò. -puzzo di vomito-, si scansò -andiamocene- la prese per mano.

3.

Tom trascorreva le giornate tra il bar e lo studio. vi si rinchiudeva dentro per ore. nei giorni liberi andavano in campagna,con la vecchia auto. passavano intere giornate a parlare, guardando passare le nuvole. Al locale le cose andavano meglio, il capo aveva smesso di fargli trasportare grosse casse su e giù per le scale, gli insegnava a preparare i cocktail. il resto del tempo serviva ai tavoli. Anche quella sera Guido lo aspettava fuori dal locale. aveva preso l’abitudine di seguirlo,parlando a ruota libera. conosceva tutto quello che succedeva nel quartiere. Aveva smesso di farsi la barba. Scriveva poesie surreali. A Tom sembravano solo brutte. Quella sera partecipava a un reading . -Ci sarà l’intera città!- da quando porti gli occhiali?-chiese tom. Entrarono in un seminterrato che puzzava di sudore. Tutti indossavano maglioni sistemati in modo da sembrare logori. L’alcool era pessimo. Dopo due performance seguite da fischi e insulti, fu la volta di scrosci di applausi a un ciccione con un berretto di lana. Calò di nuovo il silenzio. Una ragazza bruna salì sul palco. Un vestito rosso metteva in mostra le costole magre. Tom tentò di spingere tra la calca. Leggeva a bassa voce, la gente si lamentava ma lei sembrava non sentire. Smise di leggere, lo vide. -brava!- Guido applaudiva. Tom lo spinse fuori. Sembrava sconcertato -sei impazzito?hai visto le donne là dentro?- -quel buco puzza di piscia, andiamo a farci una birra – Quando arrivò a casa, si taglio la barba. affondò la lama fino in fondo, lasciando la pelle liscia. dimostrava diciassette anni. smise di guardarsi allo specchio. Silvia lo guardò scioccata

– andiamo al bosco- Tom tirò fuori lo zaino. Quando vide Guido, sembrò delusa. Gli sorrise- non preoccupatevi, ho portato un sacco di cibo- disse Silvia . -brava!Tom mangia come un porco- gli diede un pugno. Picchiandosi cominciarono la salita. Tre ore dopo, Guido non sembrava minimamente stanco, non aveva mai smesso di parlare. arrivarono alla baita verso il tramonto. Tom crollò a terra – è perché fumi tutte quelle sigarette-disse Silvia. Nessuno la ascoltò. Mangiarono e bevvero vino scuro. Tom era sereno, intorpidito. Al tramonto scesero. Tra gli alberi la luce filtrava con difficoltà. Guido cantava, ubriaco. Silvia prese Tom per un braccio- aspetta. lo baciò, contro un albero. una civetta fischiava. –le braccia affondano i corpi nell’acqua.. –

Non riusciva a ricordare come finiva -Guidò li chiamò ad alta voce, era sceso il buio . Il giorno dopo Tom era uno straccio, si incantò davanti alla macchina del caffè. Il padrone lo spinse fuori, verso i tavoli. Consegnò meccanicamente i piatti a Una vecchia sporca di trucco e a un ragazzino che non stava fermo e il caffè a Marie. Portava un paio di occhiali scuri e occhiaie scure. –grazie- non alzò lo sguardo. leggeva un libro. tornò al bancone rovesciando una bottiglia-oggi siamo in forma, bene!- Tom non sentì nemmeno il capo. Continuava a lanciare occhiate al tavolo fuori. Lei non sembrò notarlo. Passate le cinque, il padrone si avvicinò a Tom -puoi andare. E’ al quarto caffè, non voglio che si ammazzi nel mio locale – Tom tolse il grembiule. -Marie? -che ci fai qui?- 

-ci lavoro- -già- sembrò non ricordare perché era lì, soppesò la tazza tra le mani. Lo condusse in un piccolo ristorante nel quartiere ebraico. Un vecchio posò scontroso un grande piatto e una caraffa sul tavolo. Marie si versò il vino, accese una sigaretta. – tranquillo, si può fumare qui- le brillavano gli occhi -mi odi?- -No. qual’è il punto?- -mi sei mancato- -non essere melodrammatica- Tom accavallò le gambe – è per questo che mi hai portato a cena? – rise – lei non sorrideva. – sto con Silvia- -la detesti- il bacio fu violento. le parole galleggiavano molli attorno, dei legni sparsi in un fiume. Lo fece salire in un appartamento stretto. Entrò contro di lei e I corpi incendiarono la stanza. Poi Il cielo divenne chiaro, e si addormentarono.

4.

Tom si svegliò nell’aria soffocante del pomeriggio. Marie era riversa su un fianco, nuda, era piccola. Andò in cucina si mise a cercare il caffè.aprì gli scaffali,niente. Nel frigo era rimasta una bottiglia di vino, fece un sorso, era acido. Marie si era alzata,sembrava dispersa. Si buttò addosso una camicia , lo accompagnò alla porta. in strada si sentì solido, leggero. In fondo era indifferente. Andò a pescare con Guido e lo ignorò parlare. Fecero molti lunghi giri e alla fine fu l’ora di tornare a casa. Silvia aveva preparato il pollo. Mangiarono e bevvero , fu una cena piuttosto allegra. -stanotte sei scomparso- silvia sorseggiava il caffè con gusto -allora?- sam le rovesciò il vassoio addosso, e se ne andò. Le sue grida si allontanarono. Si mise a giroavare, poi con i soldi rimasti affittò un appartamento vicino a Montparnasse. era lurido, lo riverniciò .non si fece più rivedere alla vineria. ricominciò a dipingere.usciva di casa solo la sera, spinto dalla fame cenava in qualche osteria. Una notte mentre fumava, incontrò Guido che usciva dalla galleria. era su di giri.andiamo a farci un bicchierino a casa tua?- -non ci vivo più – camminarono in silenzio fino a casa. Guido lo guardò in modo strano – hai un aspetto spaventoso!-sbottò. si guardò nella vetrina. aveva ragione. Sul volto scavato aleggiava uno sguardo vago, allucinato. -devo trovare marie, l’hai vista?- – no – rispose – dimmelo, idiota – -credo sia fuori città-. Tom assunse un espressione grigia. andarono al cinema e poi a cena in osteria. Arrivarono al Dome ubriachi. Era affollato di donne con le labbra rosse E vacui ragazzi in completi eleganti. Marie ballava senza grazia in un vestito lungo. Guido era scomparso, andò a cercarlo. lo trovò con Silvia, parlavano fitto. Non sentiva niente. Fuori, si mise a fumare. uscì Silvia, gli diede uno schiaffo e se ne andò. Uscì Marie, provò a inseguirla, poi le lanciò dietro le chiavi del suo appartamento. -Devo andarmene-pensò.

5.

Marie si svegliò a notte fonda. spalancò la finestra lasciando entrare l’aria fredda. Andò in bagno a lavarsi la faccia .passeggiò per la stanza. vide le chiavi per terra. Uscì per strada con un idea stupida. Camminò per molti isolati, lasciò che il corpo vagasse. pensava , pensava e non pensava a niente. si ritrovò di fronte il palazzo alto e spiovente. salì le scale. l’appartamento era ampio, di giorno doveva essere stato luminoso. non c’era spazio per camminare. Le tele erano per terra e addossate ai muri. Croste di vernice e spazzole, pennelli e un grande specchio rotto. vide le sue mani nell’acqua, le sue costole, il gesto con cui scacciava un’ idea. La nebbia torbida avvolgeva il colore e lasciava esplodere una vitalità violenta . Si accasciò. li osservò dal basso, sdraiandosi sul pavimento. Quella nudità non sidisperse. Tomas si alzò presto. Il cielo risplendeva come una minaccia. Si fermò a prendere un caffè. Sentì sulla lingua un sapore zuccherino, metallico. Comprò un giornale e lo sfogliò. Passò da Guido, suonò due volte. lo vide arrivare dal fondo della via, come uno straccio. Lo abbracciò. stai bene?- -Vieni, sali- -Mise l’acqua a scaldare sul fornello – voglio parlarti di una cosa- -dimmi- squillò tom. Ebbe bisogno di andare alla finestra. -è scomparsa- Tòmas corse per la città fino all’appartamento, salì le scale, quasi scardinò la porta. la polvere filtrava dalla finestra, i quadri giacevano per terra. Marie fu ritrovata qualche giorno dopo. Galleggiava tra i flutti come una tela, a Tom ricordò l’Ofelia di Millais.

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