Incipit

Un cimitero di sigarette e bottiglie sbeccate attorno a una poltrona sontuosa, sfasciata. le braccia abbandonato, il palmo verso l’altro si sporcano di cenere. lo sguardo vitreo è rivolto al soffitto.Si gira nel divano mentre regge con la mano un bicchiere colmo di un liquido scuro; le dita lo stringono facendolo ondeggiare sopra il bracciolo, giocano a farlo cadere, poi lo portano alle labbra lo butta giù in un sorso, il liquido che cola dal mento sul velluto scolorito macchiandolo di un’altra traccia di tempo.

La stanza è stipata di antichi mobili di legno scuro, dal pavimento si staccano assi di legno. Oggetti provenienti dall’india, antiche giade cinesi, scacchiere di marmo scuro e pile di libri impolverati
Neglie anni si sono stratificati, caotici, piatti, bicchieri rotti, perfino l’antico lampadario è stato staccato dal soffitto e giace inerme sul pavimento.
Henry scavalca una pila di vecchie argenterie facendone rotolare qualcuna a terra e cerca di raggiungere la porta.
Non mangia da due giorni e si sente particolarmente lucido,lo stomaco vuoto e i pensieri che danzano nella testa.
Un disco di Chet Baker che si è incantato da ore nel grammofono ma non vuole spergnerlo ora che inizia a piacergli.
Vorrebbe cadere in un sonno profondo, essere inghiottito dal divano per sempre. Ma la fame glielo impedisce e cosi, barcollando, scende per strada. (…)

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