Parigi

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In una casa dai soffitti alti in via Tourenne un ragazzo è seduto in una cucina di legno
-Sergio- una donna alta, slanciata lo abbraccia da dietro coprendolo con i capelli neri.
dispone accurata le posate e un piatto con le uova sul tavolo.
Il caffè è forte, ammette lei, la soddisfazione per quel ben di dio riversata nei fianchi che appoggia alla sedia. Entrambi masticano in silenzio.
-C’è dell’altro caffè?- non è una vera e propria domanda, Sergio si alza ad aprire la finestra.
-Potremmo passeggiare sulla senna, guarda il sole!. Marie torna a sedersi, spazzando le briciole dalla tovaglia.-
-Ma certo, facciamo come vuoi tu-mentre scendono le scale le stringe la vita.
la Senna getta bagliori sui capelli rossi di Marie e sui passanti,una donna agita i guanti bianchi per scacciare una mosca.
Marie indica a Sergio un signore con bastone e l’espressione accigliata- non è buffo?- sorride.
Sergio lo trova elegante e ride di gusto. lei fraintende, orgogliosa, gli dà un pizzicotto.
la strada si biforca, Marie prende un vicolo accellerando il passo. la via è stretta è angusta, lo attira a sè,
-sembra una vacanza- pensa.
Da un angolo arriva una musica di fisarmonica, una folla lancia monete a un ragazzo. -devo entrare in macelleria-
-Io vado a casa-
-D’accordo ma non fare tardi!il Bergere.-
-Lo so.-Sergio stringe gli occhi.lei lo guarda,scoppia a ridere,lo bacia.
Lo vede scomparire mentre risale una curva.

Mancano pochi gradini alla porta, ha il fiato corto. Bussa e aspetta.

Avanti- Gertrude mescola in una pentola un liquido rosso, vi aggiunge zafferano e chiodi

di garofano. Poi gli porge il bicchiere.

-Bevi-
Sergio lo porta alle labbra,piano. è caldo e aromatizzato con un fondo acre e amaro
Gertrude lo beve d’un fiato, si lascia cadere su una poltrona.
-Hai dormito fino a questo momento?-
Sotto gli occhi ha due occhiaie blu le evidenziano gli zigomi alti
-La testa mi fa un male terribile-
Sotto il vestito si intravedono le gambe, Sergio percorre le ginocchia ispide con le dita.
Gertrude guarda fuori dalla finestra che si oscura.

l’ampio salone è illuminato ai lati dove file di tavoli rotondi lasciano spazio alla pista centrale
coppie ballano scivolando sui tacchi come ombre fluttuanti.
sergio si lascia trascinare da marie, la stanza vortica
lasciano i cappotti al guardarobiere vicino al bar.
-un martini- schioccano due labbra rosse.una donna in un folgorante vestito verde è seduta al bar, i capelli neri raccolti lasciano libere le tempie.
Sergio fa qualche passo, si arresta.
Dovevano essere gia qui!- Marie sbuffa, scocciata
Eccoli che arrivano- sergio fà loro segno
-dove?-
-non vedi?-la tira verso l’ingresso
Io non vedo prorprio nessuno-la donna si libera con uno strattone
Sergio butta occhiate al di la della sua spalla.

Ma che hai?
-Carissimo-la voce nasale di enrico si fa strada nel frastuono
allora!marie mi ha detto che sei entrato nella rivista-
Marie si illumina, bacia entrambi gli amici sulle guance e la comitiva si dirige verso il tavolo–Correggo solamente le bozze-

-Per ora-gli fa eco Marie

-Ma serve un brindisi!cameriere, una bottiglia di champagne, per favore-
Ho voglia di ballare-marie sorride
Sergio guarda verso il bar, la sedia è vuota.
La luce cadeva sui gradini di St. suplice tagliando un viso di donna intenta a leggere.
Sergio si chinò -deve esserle caduta- le porse la sciarpa rossa
-No,lasci-
-Mi scusi-rimase fermo, indeciso tra il primo e il secondo gradino
-Si figuri, mi sta impedendo di leggere.-
Sergio si allontanò, gli parve di camminare obliquo.c’era qualcosa di inquietante in quel viso.
gli occhi neri.Lo aveva guardato come si guarda una figura piatta.

La bidimensionalità della scatola di sigari lo attirava.se la rigirava tra le mani, non sapendo bene

che farsene e convinto che ci fosse qualcosa da farne.
lo sguardo gli cadde sul polsino inamidato della camicia di marie, una camicia color caffelatte.

Correggeva il suo articolo senza fare un rumore. aveva due chiazze rosse sulle guance, le liberò raccogliendo i capelli.

Vado a ordinarne un altro. Sergio indicò la tazzina, marie non alzò lo sguardo.
Si alzò dal tavolo, oltrepassò il bagno e una porticina sul retro.uscì in strada.
l’aria fresca lo rinvigorì, comprò le sigarette e si incamminò tra la folla.veniva strattonato qua e là, beato.

-Puzzi di rhum.-
Gertrude si girò dall’altro lato,richiuse gli occhi
Sergio dal letto le abbracciò le gambe, lei lo osservava dall’alto.
-torna a casa, sono stanca-.
Cercava i suoi occhi nel buio. Ormai vedeva doppio, due tavolini,due libri, due specchi.

Gertrude guardava la città dall’alto della ruota panoramica. Il sedile dondolava dolcemente e anche il fumo della sigaretta. Mark la guardava con i suoi occhi vitrei e luminosi. Qualcosa in lui la disgustava. Gli voleva molto bene. Avevano preso lo zucchero filato e giocato alle corse dei cavalli. Non si era mai sentita cosi triste. Camminando nella radura cantavano ad alta voce un vecchio inno. Lei era terrorizzata dall’idea di incontrare Sergio. Aaveva il sorriso storto, gli occhi la deridevano . Avevano ballato con i fianchi stretti uno all’altra , ogni tanto lui le ripeteva la canzone e lasciava che il fratello la prendesse in giro. Avevano ballato fino all’ultima canzone senza dirsi una parola. Alla fine seduti su un gradino avevano bevuto l’acqua. Un altro niente. Viveva in uno stato di catarsi da settimane. Si sforzava di pensare me le veniva in mente solamente quel sorriso storto, un presagio.

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